Siamo a un bivio: se sbagliamo strada, siamo finiti!

Chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova.

Mia mamma mi ha ripetuto questo detto tantissime volte e molto spesso le ho dovuto dare ragione. Nel mondo del marketing, però, soprattutto in questo ultimo periodo, questo detto non può essere applicato come consiglio di rimanere sulle proprie posizioni. Nel mondo del marketing, soprattutto in questo ultimo periodo, ci viene in soccorso direttamente Charles Darwin con la sua celeberrima frase: “Non è la specie più forte a sopravvivere ma la specie maggiormente predisposta al cambiamento!”.

Veniamo a noi.

Mi dispiace dirtelo ma senza il digitale perderai tutti i tuoi clienti. Non è una minaccia, è semplicemente un avvertimento. E te lo voglio anche motivare.
Siamo abituati ad un marketing d’immagine (io lo chiamo spesso marketing d’attesa), quel marketing di tipo tradizionale che prevede di fare ogni tanto volantini, manifesti, inserzioni su stampa, spot radiofonici e che comporta poi il fatto di metterci nel nostro negozio, nella nostra agenzia, nella nostra attività in “attesa” che qualche cliente, nella “speranza” che qualcuno veda, ascolti, legga la nostra pubblicità, venga da noi.

Facciamo un esempio semplice.

Spendiamo 1.000 euro e raggiungiamo 10.000 persone… Di quelle 10.000 persone un 10%, quindi 1.000, in qualche modo ci contatta con una telefonata, un’email, una visita diretta… Di quelle 1.000 persone ne trasformiamo un 5%, quindi 50, in clienti paganti… Qual è il modo che solitamente si utilizza per aumentare quei 50 che sono poi ciò per cui lavoriamo? Semplice, passiamo da 1.000 euro a 1.500 o a 2.000 con la “speranza” (e ci risiamo) che di clienti alla fine della fiera ne arrivino 75 o 100. Questa è la tecnica delle dite incrociate e non è il massimo della strategia.
Certo, migliore sarà il contenuto dei tuoi messaggi pubblicitari, o migliore sarà la tecnica di vendita nel momento del contatto, e migliori saranno i risultati, questo sì, ma questo marketing lo fai improvvisando o seguendo un metodo preciso? E questo eventuale metodo preciso lo segui perché hai sempre fatto così o adegui il tuo metodo al contesto specifico che caratterizza adesso il momento?

Rivoluzione digitale

Il mondo è cambiato e lo ha fatto anche molto in fretta. Così in fretta che molti non se ne sono nemmeno resi conto. Non dico che non se ne siano accorti, ma una cosa è accorgersene e una cosa è rendersene conto.
Stiamo vivendo una rivoluzione digitale che sta travolgendo la nostra vita sotto tutti i punti di vista, dall’informazione all’intrattenimento, fino alle relazioni interpersonali. E ciò che ha permesso tutto questo sono i nuovi strumenti digitali a disposizione e, primo fra tutti lo smartphone. Il 98% delle persone possiede uno smartphone e il 76% lo utilizza anche, se non soprattutto, per essere connesso in rete (social, messaggistiche, app, giochi, acquisti, ricerche eccetera). Lo smartphone ha cambiato le nostre abitudini in tutto e, quando dico tutto, intendo anche le abitudini di acquisto, di approccio all’acquisto, di percorso d’acquisto. Il 65% degli acquisti viene deciso prima di incontrare un venditore, viene deciso dopo aver consultato il web con una ricerca mirata, una recensione su siti specializzati, un video tutorial, un consiglio dai social.

Cambiano gli strumenti, cambiano le abitudini e tu, non cambi?!?

E’ normale che il cambiamento sia difficile da metabolizzare, da digerire. Ma se qualche decennio fa si aveva il tempo per abituarsi al cambiamento, adesso questo tempo non c’è: è tutto molto veloce e un’innovazione viene soppiantata ancor prima di essersi diffusa su larga scala.
Oggi chi rimane indietro può pagare conseguenze molto care. Se qualche decennio fa si aveva il tempo per recuperare il terreno perduto, oggi non è più così facile. Chi non cambia rotta, corre il serio rischio di schiantarsi.
Se continui a fare le stesse cose, come potrai ottenere risultati diversi?!? Einstein definisce proprio in questo modo la follia: continuare a fare le stesse cose e sperare di ottenere risultati diversi.

Due motivi per cui è necessario prendere in considerazione il digitale

Oggi, se non hai introdotto strumenti di marketing adatti al digitale, al web, al mondo online, puoi rischiare, per due motivi, davvero tanto:
(1) Il mondo non tornerà indietro: non torneremo ai gettoni e alle cabine del telefono, non torneremo all’enciclopedia su una mensola per cercare la capitale del Nepal, come non siamo tornati alla carta carbone dopo aver introdotto le fotocopiatrici. Il mondo continuerà ad andare avanti nella direzione che ormai ha irreversibilmente preso, il digitale.
(2) Se non li introduci tu gli strumenti di marketing adatti al digitale, lo farà un tuo concorrente e il danno sarà doppio: perderai gradualmente clienti e li guadagnerà qualcun altro.
Oggi, se non hai introdotto strumenti di marketing adatti al digitale, al web, al mondo online, devi immediatamente correre ai ripari.
Il marketing d’attesa sta velocemente perdendo terreno a scapito del marketing mirato perché il marketing mirato sfrutta in pieno i nuovi canali di comunicazione digitale, i nuovi strumenti e soprattutto le nuove abitudini di acquisto dei clienti (ricerche web, connessione in mobilità, comparazioni online). Devi essere tu ad intercettare il cliente nelle varie fasi del percorso d’acquisto e dare al cliente le risposte che cerca, le soluzioni di cui ha bisogno.
Devi smettere di vendere e iniziare ad aiutare a comprare!

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Sito sì o sito no?

Ho la pagina facebook, non basta?!?

L’avvento dei social network e la loro affermazione sempre più prepotente hanno fatto vacillare la posizione del sito web, tanto che alcuni sono arrivati a pensare che avere un sito web sia diventato superfluo, se non addirittura inutile.

Sacrilegio!

Negli anni il sito web ha avuto la sua evoluzione, lo ammetto, ma da qui a decretarlo “inutile” ce ne passa!

  1. All’inizio avere il sito era un elemento distintivo, significava essere al passo con i tempi, essere moderni.
  2. Poi, una volta che avere un sito web è diventato quasi normale, la sfida si è spostata sull’estetica, al chi ce l’aveva più bello, più d’impatto.
  3. Con l’avvento dei nuovi linguaggi di programmazione e il miglioramento delle connessioni, i siti hanno iniziato ad avere animazioni sempre più complesse, ad ospitare immagini e filmati sempre più in alta definizione.
  4. Con la diffusione degli smartphone e l’avvento dei social, l’attenzione degli utenti è stata catturata dalla connessione ininterrotta, dalla condivisione selvaggia, dalle manie, ammettiamolo, di protagonismo!
  5. Adesso? In piena rivoluzione digitale, con il boom di social e pseudo social, delle app di messaggistica istantanea (WhatsApp, Messengere, WeChat, Line, Wiber, Skype, Telegram più quelle che arriveranno nei prossimi anni), del nostro sito web cosa ce ne facciamo? Lo rottamiamo?

Il sito web è la chiesa al centro del villaggio!

Se la nostra strategia marketing è il villaggio, il sito web deve essere la Chiesa! E, come recita una proverbio francese di cultura luterana, la Chiesa va messa al centro del villaggio!

Per esattezza il modo di dire è “Rimettere la Chiesa al centro del villaggio” e viene usato per significare che le cose sono state rimesse a posto.

Ecco, dopo anni in cui il sito web ha avuto alterne fortune in termini di considerazione, è giunto il momento di affermare con forza che il sito web deve essere il centro della nostra strategia! E vediamo il perché.

I 3 motivi per cui il sito web deve essere al centro della nostra strategia marketing

(1) Il sito web è una risorsa di nostra proprietà

Non è un aspetto di poco conto. I social network, seppur efficaci, seppur diffusi con percentuali bulgare (se non sapere cosa vuol dire, chiedete ai vostri genitori), non possiamo gestirli a pieno. La nostra pagina facebook è semplicemente ospite di una piattaforma privata di proprietà di Mark Zuckerberg. Questo significa che in qualsiasi momento il ragazzo nato a White Plains decidesse di oscurare la sua creatura (non lo farà mai), noi non potremmo opporci in alcun modo. Escludendo questa opzione, decisamente improbabile, dobbiamo fare i conti però con l’algoritmo e il layout del social: i nostri contenuti saranno visibili in base a meccanismi e specifiche che Facebook imposterà (algoritmo) e, soprattutto, i nostri contenuti seguiranno una disposizione grafica (layout) sulla quale noi non potremo mai mettere becco.

Diversa è la situazione di un sito web: acquistiamo uno spazio su un server e lo riempiamo senza vincoli (se non quelli di legge) con i nostri contenuti e li disponiamo secondo l’estetica, la fruibilità, la funzionalità che riteniamo opportune.

Se l’appartamento in cui viviamo è nostro, possiamo spostare pareti interne, ritinteggiarle, cambiare arredamento: se siamo in affitto, l’unica cosa che possiamo fare è spostare i mobili da una parete all’altra.

(2) Il cliente cerca il nostro sito per accertarsi che esistiamo

Oltre 33 milioni di italiani sono su Facebook, condividono gattini, si indignano per notizie non vere, litigano per un gol in fuorigioco e poi, in piena trans agonistico-social, trovano un nostro post, sponsorizzato o meno, e vengono ipnotizzati dalla nostra comunicazione. Una volta goduto del nostro meraviglioso contenuto, se volessero approfondire la conoscenza della nostra azienda, della nostra attività, della nostra storia, cosa faranno, secondo voi? Si accontenteranno della sezione “Informazioni” della notra pagina facebook? Con tutti i profili fake (non reali, di copertura) che circolano in rete, con tutte le truffe online che popolano l’etere digitale, non penso che sia loro sufficiente.

Per raccogliere informazioni sul nostro conto, andranno alla ricerca del nostro sito web. Ed è lì che dovremo fare la differenza.

(3) Vantaggi in termini di posizionamento sui motori di ricerca (SEO)

Avere un sito web ed aggiornarlo con regolarità consente di ottenere punteggi migliori in termini di posizionamento sui motori di ricerca come Google.

Un utente che esegue una ricerca legata a contenuti che ci possono riguardare, troverà più facilmente il nostro sito se il nostro sito ha un buon punteggio in termini di posizionamento. Google prima di restituire i risultati della ricerca eseguita, perlustra la rete alla ricerca dei migliori contenuti possibili per l’utente. Se abbiamo un nostro sito, realizzato con i criteri più attutali, aggiornato regolarmente con contenuti utili alla popolazione web, collegato ad altri siti o portali o social (ecco che la nostra pagina facebook ci può aiutare), abbiamo maggiori probabilità di essere trovati. I social devono puntare al nostro sito, il nostro sito ringrazierà.

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Gli altri sono peggio di te ma lavorano di più?

Che il tuo prodotto sia migliore del prodotto di altri è un’informazione che hai tu… perché naturalmente conosci il tuo prodotto meglio di chiunque altro e perché, da addetto ai lavori, sai riconoscere i pregi e i difetti dei tuoi concorrenti.
Ma chi lo deve sapere che il tuo prodotto è il migliore? Lo devono sapere le persone che con il tuo prodotto o servizio risolvono il loro problema, soddisfano un loro bisogno. Se queste persone percepiscono la tua maggiore competenza, la maggiore qualità del tuo prodotto, perché non dovrebbero venire da te?
E allora perché non lo comunichi? Perché non lo fai sapere al mercato? E non sto parlando di pubblicità, sto parlando di marketing! La pubblicità è solo uno dei tanti strumenti a disposizione del marketing. Il marketing deve essere strategia, programmazione. Ma un marketing d’immagine è solo visibilità, un marketing mirato invece è coinvolgimento, è interazione.
Non che la visibilità non serva, serve! Ma anche quella va spinta con un strategia mirata e non sparando nel mucchio.

 

Non devi arrabbiarti, non serve!

Veniamo a noi… Invece di sbuffare, costruisciti un identikit del tuo cliente, individua gli argomenti a cui è interessato e inizia a conversare con lui, raggiungilo, coinvolgilo e interagisci con lui con lo scopo di soddisfare i suoi bisogni, di risolvere i suoi problemi. Non parlargli solo del tuo prodotto, del tuo servizio, come se fossi sempre e costantemente in una televendita! Così avvertiranno che cerchi solo di vendere, invece tu devi aiutare ad acquistare.
Solo in questo modo il potenziale cliente acquisirà la consapevolezza della tua professionalità, della qualità dei tuoi prodotti e dei tuoi servizi, fino a prendere la decisione di acquistarli. Non perché sono i più belli e i più buoni… ma perché soddisfano proprio quell’esigenza particolare che il tuo cliente ha.

A proposito di identikit, il tuo l’hai fatto?!? Spesso diamo per scontato chi siamo, quali siano i nostri punti di forza e i nostri punti di debolezza, quali le opportunità da cogliere e i rischi da affrontare. Facciamo un’analisi approfondita di chi siamo noi, vedrai che alcuni punti di vista cambieranno.

 

Dicevamo, la concorrenza!

Se i tuoi concorrenti, meno competenti e meno esperti, lavorano di più, evidentemente stanno facendo qualcosa meglio di te e quel qualcosa è molto probabilmente la comunicazione: riescono a far arrivare ai loro clienti la percezione della loro professionalità.
La prima cosa che devi fare, quindi, è rivedere la tua comunicazione in termini di contenuti e in termini di strumenti. Il web e i social network raccolgono quasi tutti i tuoi clienti ma anche quasi tutti i tuoi concorrenti. Se il tuo potenziale cliente fa una ricerca su internet perché ha bisogno di un paio di scarpe, di una palestra, di un ristornate, di un paio di occhiali deve trovare te e non un concorrente.
Quando un cliente trova diverse offerte, tutte più o meno simili, se non identiche, quale parametro utilizzerà per confrontarle? Esatto! Il prezzo!
Le persone non guardano sempre e solo il prezzo! Lo guardano quando è l’unico parametro o quello più in vista. Se ho bisogno di un mattone e ho due opzioni che mi offrono lo stesso mattone come materiale, dimensioni, densità, resistenza eccetera, quale sceglierò? Quello con il prezzo più basso! Non c’è alcun motivo che mi faccia scegliere il mattone più costoso, se le caratteristiche sono le stesse.
Il discorso è diverso quando riesco a far percepire al cliente una differenza nel mio prodotto rispetto ad un prodotto concorrente. Se il mio mattone ha caratteristiche oggettivamente migliori, troverò il cliente disposto a spendere qualcosa in più, non perché sia stupido, ma perché acquisterà qualcosa in più. Non si spiegherebbe altrimenti la differenza di prezzo tra una pizzeria di campagna e un ristorante in centro città, tra una borsa industriale e una borsa firmata, tra un’acconciatura dal barbiere di paese o nel salone delle dive.
Se non riuscirai a far percepire al cliente che il tuo prodotto è davvero migliore, non lo conquisterai mai e continuerai a sbuffare!

 


Se invece vorrai continuare a fare la guerra del prezzo, abbassando di 10 centesimi il prezzo del tuo concorrente ogni volta che lui scende di 10 centesimi sotto il tuo prezzo precedente, mi dispiace dirlo ma siete destinati entrambi a fare una brutta fine (professionalmente parlando, intendo!). Lavorare di più per fatturare sempre uguale o di meno, porta esclusivamente a limare i margini di guadagno ed è il metodo migliore per chiudere bottega o per sopravvivere nel peggiore dei modi.

Ti va un’altra considerazione, ancora più catastrofica?

Riguarda il fatto che il tuo prodotto possa anche non essere migliore degli altri. Magari è solo una tua convinzione. E’ normale che la propria casa sia la più comoda, i propri figli siano i più belli, il proprio prodotto sia il più valido. E’ in realtà davvero così? Voglio sperare per te che non sia solo frutto della tua convinzione.

Non allarmiamoci, torniamo su considerazioni più rosee. Torniamo cioè all’inizio dell’articolo: il tuo prodotto è palesemente migliore della concorrenza ma non è percepito, i clienti non comprano da te perché non riescono a vedere il tuo prodotto come effettivamente migliore. E cosa succede magari? I tuoi concorrenti, a dispetto di un prodotto inferiore, hanno una comunicazione migliore, hanno un sistema di marketing più efficace.
Il marketing non è apparenza, o almeno non lo deve essere! Il marketing deve mettere in risalto le nostre caratteristiche migliori, non ne deve inventare di farlocche, deve esaltare quanto di buono effettivamente il nostro prodotto ha. Se abbiamo un prodotto mediocre, un buon marketing può farci vendere nel breve. Se abbiamo un marketing mediocre, un buon prodotto da solo non ci salverà.
Ci vuole un buon prodotto e un buon marketing perché il cliente deve avvertire la tua qualità, la tua professionalità, il tua competenza prima di arrivare in negozio, in agenzia, in palestra, in azienda.

Un sistema di marketing evoluto, al passo con i tempi, ti permette di conversare con i tuoi clienti del prodotto, delle problematiche da risolvere, delle esigenze da soddisfare, come se fossero da te. Tutto quello che tu hai sempre fatto e che ti ha permesso di conquistare i tuoi clienti, lo devi fare in anticipo. I tempi sono cambiati, il processo decisionale è cambiato, le dinamiche di acquisto sono cambiate.
Chi lo capisce e si adatta, vince. Anche se non ha il prodotto migliore. E tu, che hai il prodotto migliore, cosa fai, abbassi i prezzi? Non mi sembra il caso.

Ricapitoliamo…

  1. Individua il tuo cliente di riferimento; il “tutto fa brodo” non è una strategia di marketing avanzato;
  2. Intercettalo attraverso i nuovi canali di comunicazione e stupiscilo con argomenti di suo interesse; affidarsi a una bella pubblicità e alla speranza che poi arrivi qualcuno non è una strategia di marketing avanzato;
  3. Imposta un sistema di marketing che possa raggiungere più persone in minor tempo, non è fantascienza ma l’era digitale che stiamo vivendo!

Diversamente non ti resta che continuare a dare la colpa al mercato, alla crisi, alla pioggia, alle cavallette, all’umidità.

 

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Segmentazione: il primo marketing digitale è morto!

La segmentazione è un concetto fondamentale in tema di marketing.

La possiamo definire come una suddivisione omogenea dei nostri clienti in base a criteri che abbiamo individuato in fase di progettazione della nostra strategia. Criteri che devono naturalmente tornarci utili per impostare le nostre comunicazioni.
Segmentare ci permette di rivolgerci ai destinatari dei nostri messaggi con argomenti mirati e, di conseguenza, interessanti per loro. Maggiore è l’interesse che suscitiamo, migliore sarà la conversione verso l’obiettivo che stiamo perseguendo con la nostra comunicazione mirata. E per accrescere l’interesse da parte del destinatario del nostro messaggio è necessario parlare con lui di argomenti che a lui interessano, quindi occorre impostare, perfezionare, ottimizzare la segmentazione.
Nella pratica, spesso, mi trovo di fronte a database di contatti email, anche alcune migliaia, non segmentate. Cosa significa? Significa che non sappiamo se sono uomini o donne, se sono privati o aziende, se sono della zona o abitano lontano, se sono dei professionisti o degli studenti, se aprono le nostre email, se le leggono, se cliccano e finiscono sul nostro sito o sui nostri social.
Se vuoi approfondire al volo il concetto di “conversione”, puoi leggere l’articolo che parla della conversione a questo link >>> CONVERSIONE.

Dicevamo, segmentazione. Facciamo qualche esempio.
Se hai un negozio di cialde per caffè, sapere se il tuo cliente ha una macchina Nespresso o Lavazza, ti permette di inviargli comunicazioni, promozioni, notizie esclusivamente per la linea di prodotti che solitamente acquista. Perché inondare tutti i tuoi clienti con messaggi generici riguardanti tutti i tuoi prodotti? La risposta più immediata che mi viene fornita è, di solito… perché è più facile! Quindi di solito tu predisponi una mail con un po’ di promo attive e la mandi a tutti? Sei convinto che ognuno si cercherà la promo che a lui interessa di più? Devo avvisarti che non funziona più così.

Il primo marketing digitale è morto!

Il cliente è subissato da messaggi, comunicazioni, notifiche, stimoli, sollecitazioni… e non ha più tempo e voglia di guardare tutto e cercarsi quello che gli interessa! Dobbiamo fare noi in modo di catturare l’attenzione del potenziale cliente. L’attenzione, è quello l’obiettivo primario da perseguire. Seguito poi dall’interesse. Se catturiamo l’attenzione del potenziali cliente perché abbiamo la soluzione ad un suo problema, la risposta ad una sua domanda, e in qualche modo poi lo interessiamo ai nostri prodotti o servizi, alla nostra realtà, perché riusciamo a fargli vedere che siamo gli interlocutori giusti per soddisfare i suoi bisogni, allora siamo già in una posizione di vantaggio rispetto alla concorrenza. Un cliente interessato approfondisce, cerca, si documenta, e noi dobbiamo essere pronti a dargli le informazioni che cerca. Se conosciamo soltanto la sue email, di cosa gli parliamo? Dobbiamo sapere come si chiama, per inviargli messaggi personalizzati. Aprire un’email con Egregio cliente o con Buongiorno Marco è la stessa cosa? Anche se lo sappiamo che spesso è un automatismo, l’effetto è comunque efficace. Dobbiamo sapere dove abita per inviargli comunicazioni rilevanti per la sua zona. Se apriamo un nuovo punto vendita a Milano, ai nostri contatti di Napoli interesserà relativamente. Certo, il messaggio ha sicuramente un valore di immagine ma è un dato che possiamo far avere in modo diverso. Dobbiamo sapere se ha figli o meno per potergli mandare messaggi rilevanti per un genitore o per un single.
Ricevere messaggi personalizzati che parlano di argomenti che interessano, coinvolgono di più, soprattutto se di quegli argomenti sono stati i clienti a chiederci informazioni, scaricando una scheda prodotto, leggendo un nostro articolo, chiedendo un buono sconto.

Profitto o comodità?

Lo so che è più comodo fare un collage con le promo del momento e mandarle a tutti, anziché impostare un sistema di comunicazione segmentato e specifico per le diverse tipologie di clienti che abbiamo. Ma lo scopo di un business, di un’attività commerciale, è il profitto o la comodità?

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Se la tua gestione del cliente (trovarne di nuovi e mantenere quelli che già hai) sta attraversando un periodo complicato, ti invito a prendere in considerazione un cambio netto di strategia. Ciò che hai sempre fatto ti ha portato fino ad oggi ma le condizioni che c’erano fino a poco tempo fa non ci sono più. Con una chiacchierata di un’oretta, potremmo analizzare la tua situazione attuale dal punto di vista marketing.

La conversione: tu vendi o aiuti a comprare?

Oggi parliamo di conversione… ma non di conversione religiosa o di conversione monetaria. Parliamo del concetto di conversione legato al web marketing.
Partiamo subito con una definizione e poi vediamo i contesti nei quali avviene la conversione.

La conversione è un’azione che l’utente è portato a compiere sul web.

Analizziamo il concetto: si parla di utente e di web, quindi stiamo affrontando la conversione in ambito internet. Il concetto è diventato centrale in termini di marketing perché gli utenti navigano, cercano, si informano, approfondiscono e alla fine comprano, sempre di più. La rivoluzione digitale è in atto e non si torna indietro! Il 98% della popolazione attiva in Italia possiede uno Smartphone! Ci gioca solo a Candy Crash? Può essere, però ce l’ha! E ogni anno che passa sono sempre di più quelli che utilizzano lo smartphone, o in generale il web, per informarsi, approfondire e comprare. E quando dico “comprare” non intendo necessariamente un acquisto online, su un sito e-commerce o su Amazon; intendo comprare, quindi anche in un negozio fisico. Quanti vostri clienti si presentano in negozio, in ufficio, in agenzia, nella vostra attività commerciale con una scheda scaricata dal web o con delle informazioni trovare in rete? Non ditemi “nessuno” perché non ci credo!
Dicevamo… Gli utenti si informano, approfondiscono, confrontano e, in ognuna di queste situazioni, possono imbattersi in video da vedere, schede prodotto da scaricare, moduli da compilare, sondaggi da riempire, articoli da leggere ed inizia il suo viaggio.

Le tappe solitamente sono 5 ma a me piace considerarne 6:
Utente generico > Utente interessato > Contatto (lead) > Potenziale cliente (prospect) > Cliente > Cliente promotore

Nel momento in cui l’utente compie un’azione specifica (costruita da noi), come cliccare su una nostra pubblicità su Facebook o su Google, scatta la conversione. Non abbiamo più un utente generico ma un utente interessato; se poi l’utente interessato scarica una scheda prodotto, un catalogo, un buono sconto, si iscrive ad una lista email, non abbiamo più un utente interessato ma un contatto caldo, che definiamo lead; se un contatto caldo restringe la cerchia dei soggetti con i quali vuole in qualche modo rapportarsi chiedendo solo ad alcuni informazioni dirette con un’email, con una telefonata, con una visita nel punto vendita, non abbiamo più un lead ma un vero potenziale cliente, che definiamo prospect; se il prospect in qualche modo rimane colpito dalla nostra offerta, dalla nostra professionalità, dalla nostra soluzione, può trasformarsi in un cliente; ed ecco la fase n. 6, quella che a me piace particolarmente… Un cliente che si trova bene, torna, ma un cliente che si trova estremamente bene, torna e promuove la tua attività! Diventa un tuo venditore! Quindi non è sufficiente acquisire clienti, occorre conquistarli!
Agendo in modo strategico su tutto il percorso d’acquisto, noi non vendiamo ma aiutiamo a comprare e la differenza è abissale. Se oltre a soddisfare un bisogno, sorprendiamo il nostro cliente con qualcosa di inaspettato, la differenza sarà siderale!

Le conversioni quindi sono il fulcro delle attività di web marketing perché la costruzione di un percorso guidato che porti in vari passaggi a convertire utenti generici in clienti fidelizzati rappresenta il futuro di qualsiasi tipo di business.
Per ognuna di queste fasi ci sono tecniche specifiche per far sì che il tasso di conversione sia il più alto possibile. Maggiori saranno i tassi di conversione, maggiori saranno i risultati in termine di vendite.

 

Ogni passaggio è fondamentale, non ce n’è uno più importante dell’altro!

Sì, avete capito bene! E nemmeno la fase di vendita pura è più importante delle altre! La vendita in sé non è più importante degli altri momenti di questo percorso! Se il percorso viene strutturato in modo adeguato, viene costruito con attenzione al contesto specifico di ogni fase, la fase della vendita diventa una conseguenza e non un’attività slegata come spesso viene gestita con il metodo tradizionale. Concentrarsi soltanto sulla vendita è dispersivo sia in termini di energia sia in termini economici. Vale più una bella foto in un’email automatica che 10 telefonate.
Il concetto, naturalmente, vale anche per le tecniche di marketing tradizionale ma gli strumenti digitali a disposizione ci permettono di raggiungere molte più persone in molto meno tempo. E se riesci ad automatizzare alcune fasi di questo percorso tramite email, social, SMS eccetera, i risultati saranno ancora superiori.

Concentratevi quindi sulla conversione e sull’automazione.

 

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