Alimentazione corretta o dieta del maniscalco?

È l’eterno dilemma di quando ci si vuole mettere in forma!

Mettersi in forma è sempre stato, per la maggior parte delle persone, un problema. Al netto di chi ha l’attività fisica e un’attenzione particolare all’alimentazione come priorità, tutti gli altri si struggono in primavera per la prova costume e all’inizio dell’anno per recuperare dai bagordi natalizi.

E quali sono le opzioni? Di solito due…

  • Mettersi d’impegno con un’iscrizione in palestra, la consulenza di un nutrizionista, un programma ben definito…
  • Cercare in ogni dove la soluzione clamorosa, la pozione magica, un incantesimo miracoloso!

E cosa c’entra con il marketing?

Il marketing c’entra sempre… E in questo caso c’entra perfettamente!

Se hai un’attività da rimettere in forma, la prima cosa che pensi è come trovare nuovi clienti e le soluzioni che trovi sono spesso fare pubblicità e avviare una promozione.

Molto probabilmente queste iniziative hanno sempre portato a qualcosa e quindi anche in questo periodo, caratterizzato da grandi cambiamenti, sono le prime idee che ti vengono in mente. Purtroppo, provo a indovinare, i risultati ultimamente sono sempre più scarsi e occorre mettere sempre più soldi per spingere un po’ di più.

Inoltre, nell’ultimo periodo, si sta diffondendo uno strumento di nuova concezione al quale stanno ricorrendo sempre più imprenditori: il digitale. E molti lo considerano come la panacea ovvero la medicina per tutti i mali. Purtroppo, e mi farebbe più comodo fosse il contrario, non è affatto così.

Il digitale è soltanto un canale di comunicazione nuovo grazie ai nuovi strumenti oggi a disposizione. Il digitale non è una bacchetta magica, come non lo erano i volantini o la TV o i manifesti stradali o le inserzioni su stampa o gli striscioni nei campi sportivi o la sponsorizzazione di una fiera.

Chi spera di realizzare un sito o aprire un profilo social e avere all’istante la fila fuori dal negozio, sta sbagliando e anche di brutto!

Come nuovo canale, il digitale ha chiaramente i suoi strumenti come un sito internet, i profili social, le messaggistiche istantanee, le email, i portali di settore, le grandi piattaforme, le app per i dispositivi mobili eccetera. E come “strumenti” vanno prima conosciuti, poi messi nella cassetta degli attrezzi e poi utilizzati al momento giusto e nel modo giusto per il giusto scopo.

Tornando alla metafora della forma fisica, possiamo dire che:

  • sperare di trovare nuovi clienti in poco tempo e senza impegno è come affidarsi a una fantomatica dieta innovativa fra quelle che puntualmente saltano fuori: la dieta del limone, la dieta del pappagallo, la dieta del maniscalco, che promettono risultati sbalorditivi e immediati… È SBAGLIATO!
  • sperare di risollevare le sorti di un’attività commerciale rivolgendosi a un professionista del digitale è come ricorrere a un trattamento dimagrante drastico quando si è in una situazione disperata (ecco perché l’immagine del mitico Nowzaradan)… È SBAGLIATO!

La soluzione, l’unica soluzione possibile, è quella di iniziare quanto prima a tenere un’alimentazione corretta e a fare con regolarità attività fisica che, rimbalzando di nuovo sul marketing, significa iniziare quanto prima ad impostare una strategia corretta e fare con regolarità marketing moderno. Ma questo necessita di tempo per analizzare, per progettare, per costruire, per lanciare, per verificare, per correggere, per crescere, per consolidare, per evolvere.

Il marketing è relazione, prima occorre attrarre il cliente, poi conoscerlo, approfondire la conoscenza e coltivare un rapporto in modo che possa durare nel tempo. E oggi i nuovi strumenti digitali ci permettono di farlo in modo molto approfondito.

Ricorrere oggi al marketing moderno, non è più una scelta è una necessità.

Il mondo è cambiato rapidamente. Se dalla scoperta della ruota e dalla conseguente introduzione dei carri si è andati avanti per secoli, dalla rivoluzione industriale ad oggi si è passati dal carro trainato dagli animali alle passeggiate sulla Luna in pochi decenni.

Lo stesso sta succedendo con la Rivoluzione Digitale: dopo decenni di telefono fisso e pc ingombranti, si è passati in pochissimi anni ai telefoni cellulari, smartphone, pc portatili, tablet, smartwatch.

Continuare a investire su volantini, carta stampata, manifesti, striscioni, o buttarsi nel digitale senza valutare in modo consapevole le opportunità che realmente offre, può essere oggi fatale.

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Con i bonus paghiamo le bollette, ma poi?!

Aiuti sì, ma di che tipo?

Che lo Stato debba venire in soccorso dei cittadini, delle attività economiche e di tutto ciò che tiene in piedi questo Paese, è fuor di dubbio. L’emergenza sanitaria e il conseguente lockdown, i cui spettri aleggiano all’orizzonte di questo prossimo autunno, ha messo in grandissima difficoltà l’Italia, come non succedeva da decenni.

Ma di quale tipo di soccorso abbiamo bisogno?! L’intervento di Mario Draghi al Meeting 2020 di Rimini ha sottolineato come il grande debito pubblico che il Governo sta contraendo per contrastare gli effetti della pandemia rischia di gravare pesantemente sul futuro dei giovani. L’unica salvezza sarà quella di dotare il Paese degli strumenti adatti per costruire un futuro forte e questi strumenti si chiamano formazione e innovazione. E per consentire al Paese di formarsi, innovare, crescere e ricostruire occorre prevedere non solo un debito malato fatto di bonus e sussidi ma anche un debito sano fatto di incentivi e premi.

Che differenza c’è fra debito malato e debito sano?

Un’emergenza, di qualsiasi natura sia, la si affronta sempre su due fronti:

  1. risolvendo nell’immediato i problemi più urgenti;
  2. impostando quanto prima azioni che possano impedire il ripresentarsi delle stesse problematiche.

Se ho un secchio che perde, la prima reazione che posso avere è quella di aprire ulteriormente il rubinetto per mantenere il livello dell’acqua… ma alla lunga avrò un consumo più alto. Se, però, oltre ad aprire di più il rubinetto, mi adopero per chiudere il buco o sostituire il secchio, potrò permettermi di tornare ad un flusso di acqua minore e più sostenibile.

Veniamo ora al debito…

  • Se il debito contratto è costituito soltanto da bonus, sgravi, sussidi, le attività economiche e i cittadini avranno una liquidità disponibile che, considerate le gravi perdite dei mesi scorsi, utilizzeranno per coprire le perdite, per pagare i fornitori, per fare la spesa, per saldare un affitto, per sopravvivere cioè al momento;
  • Se il debito contratto si alimenta invece anche con incentivi e premi che permettano alle attività economiche di migliorare la digitalizzazione, di perfezionare la gestione operativa, ai lavoratori di formarsi, di crescere professionalmente, allora ci sarà la possibilità di, dopo aver passato il peggio, costruire un futuro più solido.

Il concetto esposto da Mario Draghi verteva proprio su questo approccio.

“Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani. È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre”.

“I sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri”.

È molto più facile creare debito malato: viene elargito denaro a chi ne fa richiesta ma l’utilizzo che farà di quel denaro è discrezionale e senza certezza di risultati.

Creare debito sano è decisamente più impegnativo: viene elargito denaro a chi deve però perseguire risultati, siano essi un corso di formazione, l’apertura di un’attività economica, la ristrutturazione di un immobile.

Sulle infrastrutture gli interventi di debito sano ne sono stati fatti, mancano ad oggi interventi seri sulla formazione, la digitalizzazione, l’innovazione.

Cosa c’entra il marketing?!

Anche nel marketing dobbiamo distinguere un marketing passivo da un marketing attivo: il marketing passivo basato sull’attesa e la speranza che qualcuno si ricordi di noi e un marketing attivo fatto di contatto diretto, di comunicazione mirata, di interazione.

Con il nuovo contesto di mercato che stiamo vivendo, stravolto dalla Rivoluzione Digitale, affiancare a un marketing tradizionale, di natura passiva, un marketing di nuova concezione, di tipo attivo, è l’unica soluzione ragionevole per affrontare il prossimo futuro e, considerata la velocità del cambiamento, anche il presente.

Per introdurre con gradualità il marketing attivo nelle nostre strategie di marketing aziendale occorre iniziare a vedere il digitale come un’opportunità e non come una minaccia, occorre iniziare a prendere coscienza che i clienti di oggi e, a maggior ragione quelli di domani, hanno gli strumenti digitali come punto di riferimento quando devono informarsi, valutare, confrontare, decidere e quindi comprare, sia l’acquisto da fare un prodotto o un servizio.

Una volta presa coscienza di questo, e il lockdown ha dato una notevole spinta verso la necessità di adottare gli strumenti digitali, è necessario acquisire la consapevolezza che il digitale offre molto di più dell’avere un sito web e dell’aprire uno o più profili social! Avviare una presenza web e una comunicazione social sono ormai operazioni comuni ma non vanno visti come un punto di arrivo (Il sito l’ho già fatto! Sì, la pagina Facebook ce l’ho da anni!) ma sono un punto di partenza, non sono un obiettivo raggiunto ma uno strumento per raggiungere i veri obiettivi del marketing: avviare una relazione solida e duratura con il cliente.

E oggi, alle soglie del Tremila, gli strumenti digitali a disposizione ci permettono di raggiungere molti più clienti in molto meno tempo e di costruire una relazione con loro in modo forte e duraturo. Capisco benissimo che un imprenditore di grande esperienza possa non percepire in modo netto la grande opportunità del mondo digitale ma… quando nei mesi scorsi avevamo le serrande dei negozi abbassate e i clienti sul divano, quali strumenti ci hanno permesso di far sapere loro che avevamo il servizio di asporto o di consegna a domicilio?! Anche se abbiamo riaperto le nostre saracinesche, il nostro cliente continua ad essere raggiungibile ovunque, sul divano, sul lettino in spiaggia, su un treno, in hotel, a casa di amici, al supermercato, in coda alle Poste, fuori dalla scuola.

Solo una relazione solida e duratura con il cliente può determinare il successo della tua attività. Diversamente sarai costretto ad aprire sempre di più il rubinetto senza riuscire a mantenere il livello di acqua.

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Ma si doveva aspettare un’epidemia?!

Abitudine vs Innovazione

Sono due risposte, quasi sempre concatenate, le risposte che spesso mi sento dare da un imprenditore quando propongo una nuova strategia, un’iniziativa diversa dal solito, uno strumento innovativo.

“Eh… ma noi abbiamo sempre fatto così!”. Questa prima risposta arriva snocciolando spesso una serie di risultati, di aneddoti di prestigio, di riconoscimenti ricevuti, con l’intento di rafforzare la propria convinzione. Ma quando, poi, con qualche esempio e qualche considerazione sul nuovo contesto che stiamo vivendo, riesco a strappare, anche se non sempre, un lieve consenso, ecco che arriva un bel… “Beh, in effetti qualcosa del genere dovrei fare ma… non ho tempo!”.

Uno dei problemi più gravi e spesso fatali di un’attività è la routine, sono le abitudini operative, tutte quelle pratiche consolidate che permettono di non stare lì a pensare troppo sul da farsi ma che fanno scorrere l’attività in modo quasi automatico, come se nulla potesse succedere.
Perché questo dovrebbe essere un problema?! Se le cose vanno bene, si fattura, si incassa, si sta abbastanza tranquilli… Qual è il problema?!

Andiamo per gradi…

Se si fattura, si incassa, si sta abbastanza tranquilli, il motivo è semplice:

  • la tua attività risponde in maniera adeguata alle richieste della clientela;
  • la tua attività è inserita in modo corretto nel contesto di mercato esistente.

E se le cose stanno effettivamente così, va benissimo continuare a fare ciò che si è fatto sempre!

Abitudini 1 – Innovazione 0.

Ma se il contesto di mercato inizia a cambiare?

E se le richieste della clientela iniziano a diversificarsi?

E se subentrano fattori esterni che gradualmente modificano il mercato?

La reazione istintiva (e francamente condivisibile) è quella di aggrapparsi a quello che si è sempre fatto, magari spingendo un po’ di più, investendo del denaro per cercare di rimettere le cose a posto: un volantinaggio in più, un cartellone in più, una promozione in più.

Ma se il mercato sta cambiando, i risultati saranno comunque scarsi e, a parità di fatturato, si è assottigliato il margine. Ecco, a questo punto insistere nel battere lo stesso chiodo non è più condivisibile. E qui calza a pennello la frase di Einstein che recita: “La follia è continuare a fare le stesse cose aspettandosi risultati diversi.”.

Abitudini 1 – Innovazione 1.

L’innovazione non è un interruttore!

Cosa fare, quindi? Un imprenditore deve:

  • essere sempre al passo con i tempi;
  • deve leggere i mutamenti anche minimi del proprio settore;
  • valutare attentamente i nuovi strumenti a disposizione;
  • deve interpretare le nuove dinamiche di mercato.

Ma non può farlo all’improvviso, come fosse un interruttore! E’ qualcosa che va avviato, gradualmente implementato, continuamente monitorato, con l’intento di integrare le novità a ciò che funziona nella propria strategia aziendale.

Questo modo di fare ci permette di affrontare in modo efficace sia le modifiche più lievi del mercato sia le rivoluzioni.

Da qualche anno a questa parte stiamo affrontando una delle più radicali e rapide trasformazioni della storia dell’uomo, la Rivoluzione Digitale. In pochi anni si è passati:

  • dal telefono a gettoni agli smartphone;
  • dallo stradario nel cruscotto a Google Maps;
  • dal meteo al termine dei telegiornali alle app con il meteo in tempo reale;
  • dalla fila allo sportello bancario a eseguire bonifici dal divano;
  • dal fax alla posta elettronica;
  • dalla televisione all’intrattenimento on demand come Netflix o SkyGo;
  • dal solo contante alla carte di credito e alle app di pagamento come Satispay;
  • dalle agenzie di viaggio ai siti di prenotazione online per alberghi, aerei, auto a noleggio;
  • dal solo negozio sotto casa ai centri commerciali e alle grandi piattaforme di vendita online.

E potrei continuare ancora a lungo…


La digitalizzazione dei clienti ci ha travolto e oggi, da utenti, non riusciamo a fare a meno di una connessione dati sul telefono, di WhatsApp o di un social o di un giochino… ma la digitalizzazione delle attività commerciali è decisamente indietro. Gli stessi imprenditori prenotano un albergo tramite un’app, affittano una macchina online e si spulciano i siti di promozione turistica per definire gli itinerari da seguire in vacanza. Quando si tratta però di dotare le proprie attività di strumenti digitali innovativi si torna al discorso di prima… “Eh… ma noi abbiamo sempre fatto così!”… e… “Beh, in effetti qualcosa del genere dovrei fare ma… non ho tempo!”.

Servono nuove vitamine per rivitalizzare l’economia!

Veniamo al momento attuale, con il Paese in emergenza Coronavirus e le attività commerciali chiuse e messe all’angolo…

Nel settore del food c’è adesso una corsa forsennata, anche perché unica opzione concessa dalle disposizioni, al servizio di consegna a domicilio da parte di tutti, anche di coloro che non lo avevano mai preso in considerazione perché non sembrava necessario. Ma l’attività di delivery è da anni in forte crescita e ha visto nascere piattaforme e app che gestiscono prenotazioni, incassi, consegne tramite visibilità e interazione digitale con clienti sempre più connessi e online. Ma chi non era organizzato per le consegne a domicilio?! Si butterà in modo improvvisato e frettoloso in un’attività che, se avesse bene interpretato la direzione che stava prendendo il mercato, avrebbe dovuto da tempo aver inserito. In ambito marketing e comunicazione c’è adesso un’altrettanto forsennata corsa al web, ai social, alle app specifiche, alle piattaforme di settore, perché, con la maggior parte dei clienti a casa e, come sopra, sempre più connessi, i canali più efficaci per raggiungerli sono proprio quelli online. Ma chi non aveva una presenza web strutturata e bene progettata?! Si butterà in modo improvvisato e frettoloso in un’attività che, se avesse bene interpretato la direzione che stava prendendo il mercato, avrebbe dovuto da tempo aver inserito.

L’innovazione è come una cura a base di vitamine: all’inizio non si vedono subito i risultati ma poi arrivano i miglioramenti e gli effetti diventano duraturi. Le vitamine però non sono sufficienti, occorre avere anche un corretto stile di vita.

Abitudini 1 – Innovazione 2

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Amazon ci porterà a casa le tagliatelle?

La ristorazione nel mirino di Amazon 

Il colosso mondiale delle vendite online sta pensando di sbarcare in modo deciso nel mondo della ristorazione. E lo farà con un’idea basata non solo su ciò che il mercato chiede ma su come il mercato lo chiede.

Il segreto del successo di qualsiasi tipo di attività è sempre stato quello di dare al mercato quello che il mercato chiede. Ma in questa epoca caratterizzata dalla RIVOLUZIONE DIGITALE, il cosa non basta più, serve soprattutto il come e Amazon lo sa perfettamente!

Sarà un nuova fase che dovrà far riflettere!

Il settore della ristorazione, come in generale il comparto ricettivo, è stato stravolto in questi anni dalla RIVOLUZIONE DIGITALE con l’avvento dei portali web di settore per recensioni e prenotazioni, come Tripadvisor, Booking o AirBnB, e dalle App di servizio delivery come Just Eat o Deliveroo.

Cosa hanno fatto di particolare questi colossi e queste nuove start up per raggiungere in così poco tempo una diffusione così capillare e il favore degli utenti?

Non hanno fatto altro che capire tempestivamente che il mondo, così come lo si conosceva fino ad allora, sarebbe stato spazzato via dalla tecnologia e dal digitale e hanno:

  • interpretato in modo corretto i cambiamenti del mercato;
  • adottato in modo sistematico i nuovi strumenti digitali;
  • impostato una strategia di marketing centrata sul servizio, sulla comodità e sulla velocità.

Nessuno di questi colossi o di queste nuove start up punta al prezzo più basso per intercettare la clientela, nessuno di questi colossi o di queste start up ignora l’evoluzione repentina che caratterizza la tecnologia e il digitale.

Finché saremo convinti che il cliente cerca solo il prezzo basso anziché il prezzo più conveniente e finché saremo convinti che continuando a lavorare con la stessa mentalità e lo stesso approccio di 20 ma anche di 10 anni fa, non usciremo mai dalla fantomatica crisi alla quale imputiamo questo momento difficile.

Cosa c’entra Amazon con le tagliatelle, il sushi o la pizza?!?

Amazon è diventato leader del settore delle vendite online perché offre la comodità di ordinare in modo semplice in mobilità (sul divano, in treno, sul water), un servizio di spedizione puntuale e una gestione dei resi impeccabile. Anche nel mondo del food, facendo riferimento alle app che permettono di ordinare e farsi spedire a casa, ad esempio, la cena, la logistica è fondamentale e il collo di bottiglia spesso sono i ristornati, i fast food, le pizzerie che devono preparare i piatti sia per l’asporto classico, sia per la clientela sul posto, sia per Just Eat o per Deliveroo.

Amazon sta pensato di mettere in piedi ristoranti chiusi al pubblico e dedicati esclusivamente alle consegne a domicilio tramite le specifiche app. Una cucina per il pesce, una per la carne, una per il cibo vegan, una per la pizza, una gluten free, una per il kebab, una per ogni tipologia di richiesta possibile!

Il cliente non ordina più una la pizza dalla Pizzeria “Da Marco” ma ordina una pizza! Non ordina più l’hamburger da Mc Marco ma ordina un hamburger! E lo stesso vale per tutto: ordinerà la pietanza e le cucine di Amazon, le Cloud Kitchens, prepareranno la pietanza ordinata!

Quindi, potrebbe arrivare il momento in cui qualcuno ordinerà delle tagliatelle al ragù e Amazonn consegnerà,  in perfetto orario, delle tagliatelle al ragù impeccabili perché avrà ridotto al minimo i tempi morti tra preparazione e consegna.

Molto probabilmente questa prospettiva per l’Italia sarà lontana e forse non attecchirà ma… avete il coraggio di metterci la mano sul fuoco?

Non dobbiamo però avere paura di Amazon, dobbiamo avere paura di noi!

Quando arriva una novità, l’atteggiamento corretto è quello di conoscerla subito, documentarsi, approfondire, studiare e capire con sistematica certezza se può essere una novità interessante.

Demonizzare il digitale si sta rivelando un boomerang pesantissimo per moltissime realtà che, rimaste indietro, non hanno potuto fare altro che chiudere.

Tutto ciò che ci ha portato fino a oggi era perfetto per il contesto di mercato che c’era. Il contesto attuale però, a causa della RIVOLUZIONE DIGITALE, è cambiato e solo chi lo interpreta in modo efficace potrà affrontare i prossimi anni in maniera adeguata.

Il digitale non cambierà la pizza ma ha cambiato il modo di venderla!

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Il fallimento è dietro l’angolo per chiunque, a meno che…

Mercato sotto shock per la vicenda Mercatone Uno: ma è poi così strano che un’azienda importante fallisca all’improvviso?

E’ la notizia del momento: la Mercatone Uno, una delle catene retail più famose d’Italia, è fallita e la notizia è arrivata al mercato tramite messaggi WhatsApp e post sui social. Nessuna lettera, nessuna assemblea. Si parla di 55 punti vendita, 1.800 dipendenti e migliaia di clienti e fornitori che di punto in bianco si sono ritrovati senza lavoro, senza i propri acquisti, senza i legittimi pagamenti.

Che Mercatone Uno non stesse bene era risaputo da tempo ma l’acquisto del gruppo da parte di Shernon Holding nella primavera dello scorso anno sembrava aver riportato, almeno sulla carta, la nave sulla rotta del risanamento.

Evidentemente qualcosa è andato storto. Vediamo quali possano essere i motivi che hanno portato al fallimento e se possiamo prendere spunto dalla vicenda per trarre suggerimenti utili anche per chi ha un’attività locale.

I 2 errori fatali che possono portarti al fallimento anche velocemente!

C’è poco da fare, se il capitale che l’imprenditore mette nella sua azienda si chiama capitale di rischio, un motivo ci sarà.

E il rischio a cui si fa riferimento è quello di vedere la propria attività non ottenere più i risultati necessari per coprire i costi, per realizzare margini, per toglierci le soddisfazioni che ci hanno spinto a fare l’imprenditore.

Sono due gli errori che possiamo definire fatali e che, quindi, possono portare la nostra attività al fallimento: smettere di innovare (errore verso l’interno) e non adattarsi tempestivamente al cambiamento (errore verso l’esterno). E sono aspetti che non valgono solo per le grandi realtà, risultano fondamentali in proporzioni anche per le attività locali.

(1) NON INNOVARE E SEDERSI SUGLI ALLORI – Errore verso l’interno

Può sembrare banale come motivazione ma è troppo spesso quelle che invece succede nelle aziende, soprattutto quelle che hanno raggiunto una certa espansione.

Nella fase di avvio dell’attività, il focus è ben orientato sulla conquista del mercato attraverso gli investimenti e a dare alla clientela la novità del momento.

Nella fase di espansione, il focus continua ad essere elevato, orientato alla crescita, alla duplicazione dei processi che funzionano.

Nella fase di maturazione, nella quale il focus dovrebbe orientarsi al consolidamento dell’attività, molte aziende rallentano i processi di innovazione, rifiatano dagli sforzi effettuati nelle fasi precedenti e, invece di rafforzare gli aspetti e le strategie che hanno determinato l’espansione, iniziano a gestire passivamente l’attività.

La fase di cambiamento, necessaria per mantenere alto il livello di attenzione e l’efficacia della gestione, quindi, non viene avviata, sottovalutandone le potenziali conseguenze che portano inesorabilmente verso un declino che, non sempre è possibile, evitare.

Tu, nella tua attività, in che fase sei?

(2) NON ADATTARSI TEMPESTIVAMENTE AL CAMBIAMENTO – Errore verso l’esterno

Se nelle fasi di avvio e di espansione, l’attenzione a ciò che ci circonda è alta, nella fase di maturazione il rischio, come abbiamo visto poco fa, è quello di sedersi sugli allori.

Non vedere ciò che ci succede attorno può essere letale e oggi, in piena Rivoluzione Digitale, lo è ancora di più perché il mondo cambia velocemente e non c’è il tempo nemmeno di rendercene conto.

Se 100 anni fa un’attività locale poteva contare sulla clientela del paese e funzionare , con l’avvento delle automobili e dei trasporti su gomma, un’attività locale ha iniziato ad avere come concorrente l’attività locale del paese vicino.

Se poi il progresso ci ha portato i Centri Commerciali e i grandi outlet e la concorrenza per la nostra attività locale è diventata ancora più ampia, l’esplosione degli e-commerce ha iniziato a mettere in difficoltà anche i Centri Commerciali. E la nostra attività locale come può sopravvivere?!?

Può sopravvivere con l’unica ricetta possibile, valida per tutti, anche per Mercatone Uno, per Blockbuster, per Kodak, per Melegatti. Aziende floride che hanno sottovalutato il cambiamento del mercato e non hanno adattato le loro strategie venendo schiacciate dalla concorrenza.

Perché Ikea vende e Mercatone Uno no? Perché Netflix vola e Blockbuster ha chiuso? Perché hanno saputo affrontare il cambiamento nel modo giusto, capendo le nuove abitudini di acquisto del cliente e, soprattutto, utilizzando in nuovi canali e i nuovi strumenti oggi a disposizione grazie alla Rivoluzione Digitale.

Delle grandi aziende che hanno sottovalutato il cambiamento ci rimarranno solo i ricordi come il Commodore 64, come la pubblicità dell’alieno della Kodak, come la biglia gigante di Marco Pantani di fronte alla sede di Mercatone Uno a Imola.

Cosa ci insegnano questi fallimenti illustri, se abbiamo un’attività locale? 

Se abbiamo un’attività locale, da questi fallimenti illustri possiamo imparare una cosa sola: mai sottovalutare il cambiamento, soprattutto se risulta essere così veloce e deciso.

Viviamo oggi in una società sempre più connessa, sempre più dipendente dagli strumenti digitali (smartphone su tutti) e integrare i nuovi canali e questi nuovi strumenti (sito web, social network, messaggistica, email) diventa sempre più indispensabile.

  • La nostra attività utilizza correttamente questa continua connessione?
  • La nostra attività utilizza correttamente i canali e gli strumenti digitali oggi a disposizione?
  • La nostra attività ha integrato correttamente le iniziative online con quelle offline?

Prima di rispondere, vi invito a considerare con attenzione il significato di “correttamente” perché anche in Blockbuster o in Kodak erano convinti di operare in modo corretto e poi hanno fatto la fine del topo, come Mercatone Uno.

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