È nato prima l’uovo o la gallina?

La risposta cambia in base ai punti di vista. E quando parliamo di rilancio per l’economia locale, succede la stessa cosa.

È un paradosso che conosciamo da quando siamo piccoli. Lo citavano anche i greci Aristotele e Plutarco ma il primo a metterlo per iscritto è stato il romano Macrobio nel V secolo.

Quante volte lo abbiamo sentito? Un’infinità. E ogni volta che c’è una discussione per la quale non si riesce a dare una risposta netta e indiscutibile, viene tirato in ballo.

Le due risposte che vengono date, quella scientifica e quella religiosa, possono essere entrambe considerata valide.

  • Chi vuole dare una spiegazione scientifica afferma che è nato prima l’uovo perché nel corso dell’evoluzione, con gli uccelli discendenti da particolari rettili, ci sarà stato comunque un uovo ad aver dato origine ad un esemplare non più così simile ai suoi predecessori e identificato come nuova specie. È nato prima l’uovo.
  • Chi si appella alla spiegazione religiosa sostiene che Dio, avendo creato tutte le creature dell’universo, ha creato anche la prima gallina che, poi, avrà deposto successivamente il primo uovo. È nata prima la gallina.

Ma cosa c’entra con il marketing?!

Tutto (o quasi) può avere, in un modo o nell’altro, a che fare con il marketing. Anche le galline e le uova. E quindi, se parliamo di rilancio dell’economia locale, il confronto che ne scaturisce spesso si incaglia inesorabilmente proprio sul rapporto di dipendenza fra la digitalizzazione e la sopravvivenza delle attività commerciali. E anche in questo caso si contrappongono due fazioni, quella che sostiene che prima di digitalizzare occorre mettere le attività commerciali di sopravvivere e chi invece individua nella digitalizzazione un’arma indispensabile proprio per la sopravvivenza delle aziende.

Si digitalizza solo l'azienda che sopravvive o sopravvive solo l'azienda che si digitalizza?

Senza digitalizzazione i risultati saranno sempre quelli ottenuti finora. E qualcuno porterà via le uova.

Ecco, nel dibattito che da anni si sta consumando sul rilancio delle attività locali, dei centri storici, delle botteghe di vicinato, il problema digitalizzazione viene visto come un accessorio non fondamentale e, da più parti, ci si batte per ottenere sgravi fiscali, parcheggi gratuiti, riduzione di affitti, bonus e ristori adeguati. Come se avere costi in meno sia automaticamente motivo di successo per un’azienda.

Il problema, con il COVID, si è accentuato oltre misura ma la risposta di chi dovrebbe rilanciare l’economia e di chi, a capo di associazioni di categoria e movimenti di settore, è insistere essenzialmente sugli sgravi e sui ristori.

Non che non ci vogliano, anzi. Con la crisi economica amplificata dall’emergenza sanitaria, sgravi e ristori sono oggi ancora più importanti. Il punto, oggi come da qualche anno a questa parte, è che sgravi e ristori non bastano! Serve una riforma strutturale del commercio locale che si fondi sulla digitalizzazione, sulla formazione e sulle nuove tecnologie.

Ma sappiamo tutti cosa significa “digitalizzazione”?

Bella domanda! Purtroppo la risposta non è così scontata.

Digitalizzare, in una definizione decisamente basica presente anche su Wikipedia, significa trasformare tutto ciò che è analogico in digitale. E, nelle tante declinazioni che vengono date alla digitalizzazione in base ai diversi contesti, può significare sostituire strumenti di tipo tradizionale (telefono, fax, fotocopiatrice eccetera) con strumenti più avanzati di tipo digitale (smartphone, server, scanner eccetera), trasformare documenti cartacei (moduli, bollette, cataloghi, referti medici eccetera) con versioni digitali (pagine web, documenti PDF, app eccetera), utilizzare sempre di più canali di comunicazione digitale (email, messaggistica, social network eccetera) a scapito della comunicazione classica (corrispondenza, volantinaggio, manifesti, inserzioni su stampa eccetera).

Alle soglie del 3000, però, fin troppi imprenditori considerano la propria attività digitalizzata soltanto perché nel 2003 hanno sostituito i fax con la posta elettronica o perché nel 2010 hanno realizzato un sito internet. Per molti imprenditori, troppi, la digitalizzazione della loro azienda è completata perché in questo periodo hanno aperto addirittura anche una pagina Facebook!

Un'azienda non digitalizzata è come una gallina in batteria. Ha una vita limitata e nettamente più breve.

Se parliamo di rilancio dell’economia locale, la digitalizzazione non è un elemento secondario, anzi, è una priorità.

Un’attività commerciale non può sopravvivere senza un livello medio-alto di digitalizzazione. I due concetti, sopravvivenza e digitalizzazione, sono strettamente e indissolubilmente connessi. Uno serve all’altro. E nessuno delle due può prescindere dall’altro.

Nel paradosso dell’uovo e della gallina, la risposta da dare in ambito di economia locale è che l’uovo e la gallina convivono in un rapporto inscindibile di causa-effetto. Non c’è gallina senza uovo e non c’è uovo senza gallina. Non interessa chi è nato prima e chi dopo, interessa solo che ora esistono entrambi e nessuno dei due prevale.

La digitalizzazione in un’attività commerciale oggi è essenziale. E quindi deve rientrare assolutamente nelle priorità all’interno delle iniziative di rilancio.

Le realtà che oggi prosperano e conquistano quote di mercato, e coincidono spesso anche con quei colossi che reputiamo causa della crisi del commercio locale, hanno un livello di digitalizzazione elevato perché è il cliente ad essere digitalizzato e ad usare il digitale in modo sempre più diffuso (in Italia il 94% delle persone fra i 16 e i 64 anni si connette a internet tramite dispositivi mobili e l’87% dello stesso campione usa il web per fare ricerche prima di un acquisto.).

Una delle armi a disposizione del commercio locale oggi è quella della digitalizzazione, che non significa trasformare i negozi in siti e-commerce ma significa utilizzare in modo consapevole ed efficace gli strumenti e le strategie digitali già in uso da tempo da quei soggetti che oggi stanno conquistando il mercato. Non significa copiare cosa fanno loro ma veicolare la qualità, la competenza, la storia, l’emozione di un’attività locale attraverso gli strumenti digitali. È il cliente che li usa e un’attività locale oggi non può quindi prescindere dalla digitalizzazione, ovvero da uso strategico degli strumenti digitali, per l’acquisizione e la fidelizzazione del cliente.

Oltre a chiedere sgravi fiscali, riduzioni di affitti, ristori e bonus, serve che le istituzioni avvii una serie di iniziative decise sulla digitalizzazione delle attività commerciale e sulla formazione di imprenditori e addetti all’uso degli strumenti digitali. Solo così si potrà riportare il cliente a fare acquisti nei negozi fisici.

Non sarà una mensilità in meno di affitto a portare i clienti a fare acquisti.

Non considerare prioritaria la digitalizzazione, comporterà la chiusura di un numero sempre crescente di attività locali, con o senza COVID.

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